Verso l'Enshittification Globale
Una performance che sfida ogni convenzione: un viaggio nel delirio collettivo dei social media, dove l'immagine ha divorato l'identità e il selfie è diventato l'ultimo atto di una civiltà in caduta libera.
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In un'epoca in cui l'immagine e l'apparenza si ergono a padroni incontrastati della nostra esistenza, questo spettacolo teatrale sperimentale si configura come un audace manifesto di denuncia e riflessione. Con coraggio e intensità, gli attori incarnano le tensioni di una società immersa nel vortice dei social media e dei selfie, trasformando il palco in un palcoscenico di poesia sociale e di interrogazione profonda.
L'opera si distingue per la sua natura volutamente delirante e disturbante, un viaggio nell'inconscio collettivo che mette in discussione le fondamenta stesse della nostra percezione. Le immagini si intrecciano con la realtà più disturbante del delirio collettivo, rivelando le ombre di un mondo che si è già profondamente inoltrato verso un'epoca di smarrimento e superficialità.
La scelta di affidare questa narrazione a figure non provenienti dal mondo tradizionale del teatro conferisce all'intera messinscena un senso di ribellione contro le convenzioni artistiche, elevando il teatro a strumento di critica sociale e di riscoperta dell'autenticità perduta.
La regia, audace e sperimentale, utilizza un linguaggio visivo e performativo che sfida le percezioni, creando un'atmosfera quasi onirica e disturbante, ma al contempo profondamente riflessiva. Un'esperienza teatrale che non si limita all'intrattenimento, ma che induce lo spettatore a un profondo interrogativo sulle dinamiche della società contemporanea.
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